Distal feeding: un’opportunità concreta di cura nell’insufficienza intestinale cronica benigna?
Ne parliamo con il Dott. Fabio Merlo,Responsabile Dietetica e Nutrizione Clinica presso la AOU Città della Salute e della Scienza di Torino, Presidio Molinette
L’insufficienza intestinale cronica benigna (IICB) è una condizione complessa che può cambiare profondamente la vita delle persone che ne sono colpite. In alcuni casi, dopo interventi chirurgici complessi o complicanze addominali, l’intestino non è più in grado di assorbire adeguatamente nutrienti e liquidi, rendendo necessaria la nutrizione parenterale (nutrizione endovenosa).
Negli ultimi anni, accanto alla nutrizione parenterale ed enterale, si è sviluppato un approccio innovativo e promettente: la distal feeding (o alimentazione enterale distale) , conosciuta anche come reinfusione del chimo (chyme reinfusion, CR) Una tecnica nutrizionale clinica che consiste nell’inserimento di un sondino per nutrizione enterale (formula liquida) all’interno della parte inferiore (distale) dell’intestino, solitamente attraverso una stomia o una fistola enterocutanea.
Ma di cosa si tratta? E può davvero rappresentare un’opportunità di cura?
Alcuni elementi per comprenderne il significato e l’utilizzo:
- Definizione: Il termine si riferisce all’iniezione di nutrienti direttamente nel tratto intestinale distale (digiuno o ileo) che è stato “escluso” o non utilizzato, a causa di una stomia, una fistola o una resezione chirurgica precedente.
- Finalità: Viene utilizzata in pazienti con insufficienza intestinale che non riescono ad assorbire abbastanza nutrienti per via orale o tramite il tratto digestivo prossimale.
- Benefici: Permette di riutilizzare la parte distale dell’intestino (che spesso mantiene le capacità di assorbimento di acqua e sali), stimola la mucosa intestinale e può ridurre o eliminare la necessità di nutrizione parenterale totale (endovenosa), che comporta rischi più complessi.
- Fistuloclysis/Enteroclysis: Se il sondino è posizionato in una fistola, viene spesso definito fistuloclysis.
- Tipi: Può essere totale (per fornire tutti i nutrienti necessari) o trofica (in piccole quantità per mantenere la struttura e la funzione dell’intestino).
È un metodo che permette di mantenere l’integrità del tratto gastrointestinale e stimolarne la funzionalità in attesa di un intervento chirurgico di ricanalizzazione.
Le tipologie di insufficienza intestinale?
Secondo la classificazione proposta da Loris Pironi e collaboratori (Clinical Nutrition, 2015), l’insufficienza intestinale si distingue in diverse forme:
- Tipo 1 (acuta e transitoria): molto frequente, spesso legata a ileo post-operatorio o occlusioni intestinali. Generalmente si risolve in tempi brevi.
- Tipo 2 (acuta prolungata): condizione complessa, spesso conseguente a interventi chirurgici maggiori, peritoniti o complicanze addominali, che richiede un approccio multidisciplinare.
- Tipo 3 (cronica): quando la funzione intestinale è compromessa a lungo termine e il paziente necessita di supporto nutrizionale stabile.
È soprattutto nel Tipo 2 e nel Tipo 3 che la distal feeding può trovare applicazione.
Quando si crea una doppia enterostomia o una fistola?
In alcune situazioni cliniche complesse – per esempio dopo:
- resezioni intestinali estese
- peritoniti gravi
- fistole anastomotiche
- traumi addominali complessi
- malattia di Crohn
il chirurgo può confezionare una doppia enterostomia temporanea oppure si può sviluppare una fistola enterica (comunicazione anomala tra intestino e cute o ambiente esterno).
Queste condizioni possono determinare:
- elevata perdita di liquidi (stomia ad alto output)
- disidratazione e insufficienza renale
- squilibri elettrolitici
- malnutrizione severa
- frequenti ricoveri ospedalieri
Spesso è necessario attendere 3–6 mesi prima di poter ricostruire chirurgicamente la continuità intestinale. In questo periodo il supporto nutrizionale è fondamentale.
Nutrizione parenterale o enterale? Meglio un approccio di insieme
La nutrizione parenterale è salvavita, ma a lungo termine può comportare complicanze (infezioni, alterazioni epatiche, impatto sulla qualità di vita).
Quando possibile, si privilegia un approccio complementare:
- Alimentazione orale (se tollerata)
- Nutrizione enterale
- Nutrizione parenterale supplementare
È in questo contesto che si inserisce la distal feeding.
Cos’è la distal feeding ?
La tecnica consiste nel raccogliere il contenuto intestinale (chimo) che fuoriesce dalla stomia prossimale e reinfonderlo nel tratto intestinale distale escluso, tramite un apposito catetere.
In pratica, si “restituisce” all’intestino ancora funzionante ciò che altrimenti andrebbe perso.
Quali benefici ha dimostrato?
Diversi studi (24 studi retrospettivi per un totale di 481 pazienti) hanno evidenziato risultati molto incoraggianti:
- Riduzione fino all’85% dell’output della stomia
- Miglioramento dell’assorbimento di azoto e grassi
- Aumento del peso corporeo e dell’indice di massa corporea
- Incremento dell’albumina plasmatica
- Miglioramento degli indici di funzionalità epatica
- Sospensione completa della nutrizione parenterale in oltre l’85–90% dei pazienti reinfusi
In molti casi, la nutrizione parenterale è stata sospesa in pochi giorni dall’avvio della reinfusione.
In pazienti selezionati, la tecnica è risultata gestibile anche a domicilio, senza complicanze gravi.
Perché funziona? Il ruolo dell’“ileal brake” (freno ileale)
Uno dei meccanismi chiave è il cosiddetto “ileal brake”, un sistema fisiologico di regolazione.
Quando nutrienti non completamente digeriti raggiungono l’ileo distale (ultima parte dell’intestino tenue), vengono rilasciati ormoni come:
- PYY
- GLP-1
- GLP-2
- ossintomodulina
Questi ormoni:
- rallentano lo svuotamento gastrico
- riducono la motilità intestinale
- migliorano l’assorbimento
- favoriscono il trofismo della mucosa intestinale
- ripristinano il circolo entero-epatico degli acidi biliari
Il risultato è un miglior controllo delle perdite, una migliore digestione e un recupero nutrizionale più efficace.
Non è una tecnica adatta a tutti i pazienti: sfide e limiti
Nonostante i risultati promettenti, la distal feeding non è ancora ampiamente diffusa. Le principali criticità includono:
- assenza di standardizzazione dei dispositivi
- necessità di alimenti a consistenza liquida o semiliquida
- rischio di fuoriuscite o dislocazione del catetere
- peristomiti
- impatto psicologico (alcuni pazienti rifiutano l’idea della reinfusione)
- necessità di personale esperto
Prima di iniziare, è indispensabile:
- eseguire esami radiologici (fistolografia/ileografia)
- verificare l’assenza di ostruzioni
- valutare la lunghezza del tratto intestinale distale
- assicurarsi che il paziente sia stabile e senza infezioni attive
La selezione del paziente è cruciale.
Quando può essere indicata?
La distal feeding può essere considerata:
- In preparazione all’intervento di ripristino della continuità intestinale
- Nei casi in cui la chirurgia non sia possibile, per ridurre o sospendere la nutrizione parenterale
In entrambi i casi, la gestione deve essere affidata a un team multidisciplinare esperto (chirurgo, nutrizionista clinico, gastroenterologo, infermiere specializzato).
Un messaggio per i pazienti e le famiglie
La distal feeding rappresenta una opportunità terapeutica ancora poco conosciuta, ma con basi fisiologiche solide e risultati clinici incoraggianti.
Per alcune persone con doppia enterostomia o fistole ad alto output, può significare:
- meno nutrizione endovenosa
- meno complicanze epatiche
- meno ricoveri
- migliore stato nutrizionale
- maggiore autonomia
Non è una soluzione universale, ma in centri esperti può diventare una parte importante del percorso di cura.
Per questo è fondamentale che i pazienti con IICB siano seguiti in strutture specializzate e che siano informati su tutte le opzioni disponibili.
La conoscenza è il primo passo verso una cura migliore.
FONTI
Qui l’approfondimento scientifico del Dott. Aimasso da cui è tratto l’articolo
Dott. FABIO MERLO Distal Feeding
