Tel.: +39 331 223 7587 – Email: info@unfiloperlavita.it

La NUTRIZIONE ARTIFICIALE ridurre le complicanze aiuta la riabilitazione nelle persone affette da IICB. Il ruolo fondamentale della prevenzione.

Grazie alla prevenzione la gestione della nutrizione parenterale nel corso di questi ultimi venti anni è migliorata progressivamente. Il controllo e gestione delle complicanze ha nettamente alzato gli standard in termini di sicurezza di tale terapia salvavita che permette lo stato di crescita e di salute di tutte le persone affette da #IICB.

La dottoressa Teresa Capriati, UOS Gastroenterologia e Riabilitazione Nutrizionale Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Roma ci spiega l’importanza della prevenzione in un’ottica di riduzione delle complicanze e criticità nella gestione della nutrizione artificiale focalizzandosi sul dato dei pazienti pediatrici.

Qualche dato utile e tutto italiano per capire intanto il miglioramento progressivo dal 2005 ad oggi nella gestione della NA e i risultati tangibili di questo.

 Innanzitutto assistiamo ad un incremento significativo dei programmi di nutrizione parenterale che sono raddoppiati, così come la prevalenza. In questo intervallo di tempo siamo inoltre diventati molto più bravi a gestire la NPD. Siamo infatti passati da una sopravvivenza dell’81% nel quindicennio precedente (1986-2006) a quella attuale (2020) che si attesta al 94%

Ciò che ha determinato l’aumento della sopravvivenza è stata la GESTIONE DELLE COMPLICANZE sia quella a medio termine, in particolare le IFALD (Insufficienza Intestinale associata malattia del fegato), che a lungo termine, ovvero le Trombosi venose e le Sepsi da CVC (ne parliamo qui: Þ )

Quanto conta contrastare queste complicanze nell’attività quotidiana?

Moltissimo. Se infatti si tengono sotto stretto controllo queste tre complicanze (IFALD, Trombosi venose e Sepsi da CVC) possiamo evitare che l’insufficienza intestinale diventi Insufficienza Nutrizionale e quindi porti al trapianto. Pertanto eliminando queste complicanze posso continuare il mio percorso in nutrizione parenterale domiciliare. 

IICB e TRAPIANTO

Perché è importante evitare il trapianto?

Il principale motivo è rappresentato dal fatto che mentre il trapianto permette una sopravvivenza del 65% a 5 anni da quando si è eseguito, con la nutrizione parenterale si arriva al 80% a 10 anni dal suo inizio. Pertanto è meglio che il paziente continui a seguitare la nutrizione parenterale.

LE IFALD

La prima complicanza su cui sono stati fatti progressi grazie alla prevenzione: IFALD

IFALD ovvero l’insufficienza intestinale (IF) associata malattia del fegato (IFALD). Il dato rileva come l’ aver migliorato diversi aspetti nella gestione della NPD ha fatto si che si passasse da una prevalenza di questa epatopatia dal 14% ad una del 7%.

Alcuni aspetti nella IFALD come abbiamo visto non sono modificabili (anatomia del paziente, prematurità, etcc) ma quello che a noi importa è migliorare la gestione della NPD con la prevenzione. In questo caso la composizione della parenterale. Sappiamo come sia il deficit di alcuni nutrienti sia la tossicità di alcuni nutrienti impattano sull’epatopatia associata.

 

Pertanto è importante ciclizzare la nutrizione parenterale, calibrare l’apporto di glucosio. Per quanto riguarda l’ottimizzazione delle miscele è stato riscontrato che è utile nel momento in cui essa è presente.

 

LE INFEZIONI DA CVC

Per quanto riguarda la seconda complicanza: le infezioni

Siamo passati da una prevalenza di 0,84 su mille giorni catetere ad una di 0,42 dimezzando il numero.

La prevenzione delle complicanze infettive si basa su questi importanti aspetti:

Parte dall’igiene delle mani all’impianto che deve essere rigorosa. La scelta del sito di inserzione su cui sono state varate importanti e corrette Linee Guida. L’impianto ecoguidato: non possiamo più posizionare un catetere per via chirurgica ma è necessario farlo con un controllo radiologico. Inoltre la disinfezione dell’exit site con la clorexidina al 2%. Altro punto fondamentale sono i sutureless device: il catetere deve essere fissato anche esternamente.

L’instabilità del CVC infatti determina alcune conseguenze: 

  • Rischio di dislocazione (complicanza meccanica)
  • Rischio di trombosi (il movimento traumatizza l’endotelio)
  • Rischio di infezioni (movimento di va e vieni all’ingresso cutaneo che facilita la contaminazione extraluminale del CVC)

 L’instabilità in fase di gestione del CVC è INOLTRE legata a un inadeguato fissaggio del CVC e a manovre improprie durante la medicazione

LE TROMBOSI 

Per quanto riguarda la terza complicanza ovvero le Trombosi , anche qui il dato attuale risetto al quindicennio precedente è migliorato.

E’ importante per la prevenzione delle trombosi applicare procedure in modo corale in quanto applicate insieme determinano uno spiccato e sostanziale miglioramento

AUTONOMIA INTESTINALE

Infine l’ulteriore cambiamento nella gestione della NPD ha riguardato l’autonomia intestinale che nel periodo che va dal 1989 al 2006 si attestava al 25% ad una attuale che si attesta al 50%. Perché il dato è migliorato? Grazie a cosa?

 Sicuramente all’attività multidisciplinare dei professionisti sanitari coinvolti. Un team composto da  Gastroenterologi, Chirughi, Endoscopisti, Radiologi, Pathologi, Dietisti, Infermieri (gestione delle stomie), Psicologi, Operatori sociali, Speech therapists ma anche altri specialisti.

Questo ha fatto si che si concretizzasse expertise, confronto e quindi miglioramento della gestione. Inoltre ha fatto si che si generassero protocolli utili alla standardizzazione e ottimizzazione delle procedure.

 

Qui l’intervento della Dr.ssa Teresa Capriati

Le immagini, il video e i contenuti di questo articolo sono tratti dagli atti esposti dalla Dott.ssa Capriati in occasione del XII Convegno Ecm promosso da Un Filo per la Vita Onlus.